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  Reportage dalla Norvegia 3 - Grieg e Thoresen spiccano nell’ultimo concerto dell’”Osa Festival”

Scritto il 29 Novembre, 2009 in MUSICA, Spazio Classica
I Reportage dalla Norvegia di Alessio Elia proseguono con la recensione dell’ultimo appuntamento musicale dell’Osa Festival di Voss, che ha visto trionfare il grande Grieg e il contemporaneo Thoresen.

(Voss, 25 Ottobre 2009) Il concerto, svoltosi nella Nain Salen della città di Voss, ultimo della serie dell’Osa Festival, includeva brani per violino solo, hardingfele solo (un violino norvegese di fattura folklorica), violino e danzatore, e violino e pianoforte.

A brani di estrazione folklorica si univano lavori dei compositori Sparre Olsen (1903 - 1984), Edvard Grieg (1843 - 1907), Ole Bull (1810 – 1880) e Lasse Thoresen (1947 – viv.).



La serata si apre con tre pezzi folklorici per hardingfele. Den Vande latten, Mehanken e Valdresguten, questi i titoli, mettono in luce alcune delle caratteristiche tipiche della musica folklorica norvegese per questo strumento.

L’uso costante delle doppie corde, con una massiccia presenza di un suono bordone realizzato mediante l’uso delle corde vuote, l’impiego del battito del piede come elemento ritmico percussivo d’accompagnamento e le figurazioni ornamentali con cui viene arricchita la melodia. In questi lavori l’abilità tecnico-espressiva della violinista Ragnhild Hemsing emerge in tutta la sua chiarezza.

Il lavoro di Olsen, 6 bygdeviser fra Lom, è, come suggerito dallo stesso titolo, costituito da sei brani per violino e pianoforte.

Il primo, con andamento agogico lento, presenta forti elementi tardo romantici cui si legano allusioni alla tradizione folklorica. Il secondo, un poco più andante, fa uso costante di suoni armonici artificiali e presenta elementi aforistici sia nell’organizzazione del materiale con cui è costituito sia per la brevità della durata in se stessa. Il terzo brano è ancor più breve e si concentra su un ritmo più agitato. Andamento vivace e forte utilizzazione dei pizzicati caratterizzano invece il quarto brano mentre il quinto, decisamente più lento, impiega costantemente doppie corde. Il brano conclusivo è anch’esso molto breve e presenta un andamento vivace.

In questi lavori la Hemsing mostra di possedere una buona tecnica. Buono anche l’amalgama d’insieme e la coordinazione con il pianista Dimitris Kostopoulos.

Il lavoro di Olsen è di discreta fattura anche se gli squilibri formali sono evidenti, così come chiari appaiono i problemi di elaborazione del materiale.



Di Ole Bull viene eseguita la Polacca Guerriera pas de deux for gut og mjølkespann, lavoro dal dubbio gusto musicale.
Il brano si articola in sette sezioni con aggiunta di una codetta. La prima sezione si apre come un’eco di trombe e corni, a mo’ di fanfara e, in qualche modo fa presagire le bruttezze che si ascolteranno nello sviluppo. La parte introduttiva crea qualche piccolo problema al pianista che non riesce a mantenere la pulizia del tocco.

La seconda sezione ha un carattere lirico in forte contrasto con la prima parte del brano. Nelle regioni acutissime la Hemsing mostra di non gestire perfettamente l’intonazione e anche la qualità del suono perde di efficacia.

Un valzer lirico, misto ad echi della prima sezione, costituisce la terza parte del brano. La commistione di elementi da valzer con passaggi in stile bandistico mostra il gusto triviale di Bull, che non aspira a nessuna forma di arte.

Echi di Chopin affiorano nella quarta parte del lavoro come l’ennesima prova di una mancanza di stile personale.
Nella quinta sezione l’intonazione della violinista è perduta del tutto e anche la coordinazione ritmica tra il violino e il pianoforte è compromessa.

La sesta parte somiglia ad una chanson e l’ultima affida la melodia al pianoforte su ostinati del violino.
La coda è triviale e la sincronia dei due musicisti è smarrita.
Di Grieg viene interpretata la Sonata per violino n° 1 in Fa maggiore Op. 8.

Nel primo tempo l’amalgama d’insieme tra il violino e il pianoforte è discreto. Dal secondo movimento la Hemsing inizia a perdere il senso dei dettagli, il suono si fa sporco e impreciso.

Nei passaggi cromatici il rapporto semitonale è poco chiaro così come è sfocata l’esattezza dell’intonazione in generale.



Nel fugato del terzo movimento il rapporto tra le diverse entrate del tema non è chiaro e ne viene compromessa la solidità architettonica della forma.

Notevole l’impegno di Grieg nella costruzione della Sonata e nella scelta del materiale, seppur il pezzo decisamente non brilla né per originalità né per sapienza tecnica.
Chiude il concerto YR (op. 23) di Lasse Thoresen.
Sebbene il lavoro fosse in origine destinato alla solo esecuzione del violino, recentemente è spesso rappresentato con la presenza di un danzatore, e questa è la versione che viene offerta nel concerto.

Il lavoro presenta gli elementi di una danza folklorica. Il violino fa uso della scordatura, elemento riccamente presente nella tradizione folklorica norvegese: la terza e la quarta corda del violino sono abbassate di un tono, mentre le altre due sono accordate normalmente.

Nella seconda parte del brano, il violista si accompagna con il battito del piede nello stile delle danza rurali norvegesi.
Gli intervalli melodici ed armonici presenti nel lavoro si basano su parziali armoniche. Sono altresì spesso presenti suoni armonici e corde doppie e anche l’uso di una nota bordone, corda vuota, nello stile della musicale tradizionale norvegese.

Il brano mostra evidenti punti di contatto con la tradizione folklorica norvegese seppur si avvale di una tecnica esecutiva contemporanea.

Il danzatore Hallgrim Hansegård diverte il pubblico ma non lo stupisce.

La sua performance, discreta in alcune parti della coreografia, spesso scade in un mero intrattenimento dalle dubbie qualità tecniche.

Il pubblico si mostra comunque soddisfatto del concerto.
Alcune ultime osservazioni finali.

La violinista Hemsing mostra di avere un bel suono, generalmente ben distribuito nelle diverse regioni dello strumento. Peccato per alcuni difetti d’intonazione e per un senso ritmico a volte non troppo chiaro.

Il pianista Kostopoulos possiede una discreta formazione tecnica ma il suo senso dell’insieme non convince e neppure la pulizia del tocco.

I momenti più interessanti del concerto sono stati indubbiamente rappresentati dalla Sonata di Grieg e da YR di Thoresen.
Alessio Elia

 



 
 

 

 


 
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